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LE COSTELLAZIONI : MITOLOGIA E CURIOSITA'





ACQUARIO (Aquarius)


Secondo la mitologia classica, questa costellazione rappresenta Ganimede, il fanciullo di cui Giove si era invaghito (nell’antica Grecia erano abbastanza comuni gli amori omosessuali), e che aveva rapito trasformandosi in un’Aquila , e facendolo poi diventare il coppiere degli dèi, cioè colui che durante i banchetti riempiva i calici. Ebe, la precedente coppiera, era inciampata e cadendo era morta durante una cerimonia solenne. (vedi Aquila)


In altri racconti si fa invece riferimento a Deucalione, capostipite della risorta specie umana dopo il leggendario diluvio della mitologia greca. In ogni caso la costellazione fu sempre associata all’acqua e al mare, come anche quelle limitrofe dei Pesci, del Capricorno e della Balena, e questo probabilmente perchè quando, duemila anni fa, i segni zodiacali coincidevano con le rispettive costellazioni, il Sole si trovava nell’Acquario nei mesi di gennaio e febbraio, periodi molto piovosi per i paesi mediterranei...







ANDROMEDA (Andromeda)


Andromeda era la bella figlia del re dell’Etiopia Cefeo e della regina Cassiopea. Cassiopea offese il dio del mare Nettuno gloriandosi della bellezza della figlia, più bella di tutte le ninfe marine, le Nereidi, e Nettuno mandò un mostro marino a devastare il regno: l’unico rimedio per placarlo era quello di incatenare Andromeda ad uno scoglio dove sarebbe stata divorata dal mostro.


Così fu fatto, ma la sventura fu scongiurata dall’eroe Perseo (figlio di Zeus e Danae), che stava tornando in patria dopo aver ucciso la Gorgone Medusa, colei che pietrificava chiunque la guardasse negli occhi (Perseo la aveva uccisa tagliandole la testa, e dal sangue che sgorgava dalla ferita era nato il cavallo alato Pegaso sul quale Perseo era poi fuggito). Grazie ai suoi sandali alati, Perseo arrivò in volo al momento giusto, trasformò il mostro in pietra semplicemente mostrandogli la testa di Medusa e poi liberò e sposò Andromeda.


Il mostro marino della leggenda corrisponde alla costellazione della Balena, così chiamato solo a causa dell’imponenza di questo animale, mentre già nelle più antiche incisioni classiche esso veniva raffigurato con le sembianze dei mostri più terrificanti ed improbabili.


- La costellazione di Cassiopea risale a tempi ben più antichi dei Greci, e corrispondeva alla Casyapi sànscrita seduta con un fiore di loto nella mano, ovvero la regina del Caucaso Chasiapati, ed anche la dea Kasseba rappresentata dai Fenici come patrona della prosperità, assisa con un fascio di spighe tra le braccia. Poichè nei manoscritti arabi Cassiopea veniva indicata come "la donna seduta" e i latini la chiamavano Solium (trono, seggio), si può notare un unico filo conduttore che ha collegato popoli tanto lontani nel tempo e nello spazio.


- Quella di Andromeda è una costellazione molto antica, già documentata presso le civiltà mesopotamiche. In una carta araba del X secolo essa appare come una fanciulla con le braccia alzate mentre viene aggredita dal mostro marino, mentre popoli arabi più antichi raffigurarono una foca legata con una lunga catena ad uno dei Pesci sottostanti.


- Riguardo a Perseo, esso viene rappresentato in cielo mentre sorregge la testa della Medusa, il cui occhio pericoloso brilla ancora nella stella Algol. La figura di questo eroe fu tanto celebre nell’antichità al punto che l’ultimo re della dinastia di Alessandro il Macedone, regnante nel II secolo a.C., si vantava di discendere direttamente dalla sua stirpe, ne aveva adottato il nome e si fece raffigurare con i suoi attributi nelle monete.


- Pegaso, secondo una etimologia fenicia del nome della costellazione, potrebbe avere il significato di polena, la figura umana o animale che ornava la prua delle navi, e ciò spiegherebbe perchè del cavallo si rappresentasse nel cielo sempre solo la parte anteriore.


AQUILA E FRECCIA (Sagitta)


Ovidio racconta che Giove si era innamorato di un fanciullo, Ganimede (nell’antica Grecia erano abbastanza comuni gli amori omosessuali), e decise di rapirlo trasformandosi in un uccello. Scelse di trasformarsi in un’Aquila, capace di portare i fulmini che erano le sue armi, e rapì il giovinetto che divenne così il coppiere degli dèi, cioè colui che durante i banchetti riempiva i calici. Ebe, la precedente coppiera, era inciampata e cadendo era morta durante una cerimonia solenne.


I fulmini di cui era armata l’Aquila sono rappresentati nel cielo dalla vicina costellazione della Freccia. (Vedi Acquario)


Tolomeo, invece, riporta nel suo Almagesto per questa costellazione il nome di Antinoo, un giovane che era stato grande favorito presso l’imperatore Adriano e che era annegato nel Nilo nel 131 d.C.


La costellazione dell’Aquila è molto antica: la sua figura ricorre anche in una pietra d’origine mesopotamica risalente al 1200 a.C. che rappresenta i cieli e che fu rinvenuta nella valle dell’Eufrate. Gli Arabi chiamarono questa costellazione Elnars-el-tair, cioè "aquila volante", e da questo nome derivò poi la denominazione di Altair per la sua stella più brillante.


ARIETE (Aries)


Questa costellazione rappresenterebbe l’ariete dal vello d’oro che aveva portato Frisso (la pioggia) ed Elle (il lampo) attraverso l’Ellesponto. Entrambi erano figli di Atamante e di Nefele (la nube) che, essendo stata ripudiata dal marito, se ne era andata lasciando la Terra priva d’acqua e perciò sterile. Per far tornare la pioggia, Atamante avrebbe dovuto sacrificare Frisso, ma Nefele difese i figli facendoli fuggire entrambi sull’Ariete (che era provvisto di ali). Durante il viaggio, Elle morì precipitando nello stretto di mare che prese il nome di Ellesponto. Giunto incolume sul monte Eta, Frisso sacrificò l’ariete a Giove e ne appese il vello d’oro in un boschetto sacro, da dove fu poi prelevato dagli Argonauti guidati da Giasone.


Presso gli antichi Egizi, a questa costellazione era consacrata la favolosa Fenice, l’uccello leggendario che risorgeva perennemente dalle proprie ceneri. Questo perchè a quei tempi nell’Ariete si trovava l’equinozio di primavera, quindi esso era la prima "casa" occupata dal Sole nel suo cammino annuale e rappresentava la periodica rinascita della vita.


AURIGA (Auriga)


Riguardo al mito dell’Auriga esistono varie versioni che concordano su un unico punto: sarebbe il mortale o l’eroe (forse Erittonio re di Atene), figlio di una divinità (in questo caso Vulcano, il fabbro degli dèi), che per primo seppe aggiogare i cavalli a una quadriga terrestre, imitando il Carro del Sole. Già gli Assiri rappresentavano con un carro questa costellazione.


BALENA (Cetus) vedi Andromeda.


BILANCIA (Libra)


Anticamente, questa costellazione faceva parte dello Scorpione, e ne costituiva le chele. Successivamente, data la sua vicinanza con la Vergine, essa venne identificata con la Bilancia simbolo della Giustizia. (Vedi Vergine e Scorpione)


BOOTE (Bootes)


Questa costellazione era identificata dagli antichi con Arcade, il figlio di Callisto trasferito con lei in cielo da Giove (vedi Orsa Maggiore). Tuttavia, già Omero indica la costellazione col nome di Boote. In greco bovthV (bootes) significa bovaro, nel senso di chi guida i buoi per arare, e corrisponde al latino Bubulus, cioè bifolco. Secondo gli antichi, la stella Arturo aveva notevoli influssi meteorologici poichè quando la si vedeva sorgere poco prima del sole o tramontare nel crepuscolo serale, infuriavano violente tempeste. Questo è comprensibile perchè questi fenomeni si verificano verso febbraio e ottobre, normalmente periodi di tempo perturbato.


Il nome della stella Arturo deriva dal greco "Arcturus" e significa "la coda dell’Orsa", poichè si trova sul prolungamento delle tre stelle dell’Orsa Maggiore (il "timone") che indicano appunto la coda dell’animale.


(Vedi Cani da Caccia e Orsa Maggiore)


CANCRO (Cancer)


Secondo la mitologia classica, mentre Ercole stava combattendo contro l’Idra nella palude di Lerna, un granchio era stato mandato da Giunone ad aggredirlo. Ercole, morso ad un piede, infuriato lo uccise (Giunone, moglie di Giove, odiava Ercole in quanto era figlio di Giove nato da uno dei suoi numerosi amori infedeli).


Presso gli Egizi questa zona di cielo rappresentava uno scarafaggio, presso alcuni popoli dell’India una colomba, presso i Greci i due asini che avevano aiutato Giove nella lotta contro i Giganti: da quest’ultima interpretazione si spiega il nome di "mangiatoia" o "presepe" dato all’ammasso di stelle visibile ad occhio nudo al centro della costellazione. I Cinesi invece ritenevano che nell’ammasso del Presepe si trovassero i corpi abbandonati dai morti all’atto di entrare in cielo, e chiamavano la costellazione "la Porta dell’Uomo". Sempre a proposito di questo ammasso, Plinio il Vecchio lo menziona come indicatore attendibile del tempo meteorologico a seconda della sua visibilità più o meno distinta.


CANE MAGGIORE (Canis Major) e CANE MINORE (Canis Minor)


Nella mitologia classica erano i due cani che accompagnavano il cacciatore Orione. I greci chiamavano (kion) il Cane Maggiore e (prokion, cioè che precede il Cane) il Cane Minore: quest’ultimo termine è stato poi usato dagli astronomi per indicare la stella più luminosa della costellazione (Procione).


Quasi sempre, nel passato, il Cane Maggiore è stato identificato con la stessa stella Sirio, tanto che per i Fenici questa stella era chiamata "l’abbaiante", ed anche i Caldei, gli Accadi, i Babilonesi, i Persiani e gli antichi Cinesi vedevano in essa un dio con sembianze di cane. Il nome Sirio pare derivi dal vocabolo "il Risplendente", in sanscrito Sûrya, in greco Seir, e in arabo al-Shi’ra. Gli Egizi veneravano nella stella la presenza benefica del dio Sothis, insieme a quella del Nilo (Sihor) e a quella di un cane premuroso, e tutta la costellazione era dedicata al dio Anubi che veniva rappresentato appunto con la testa di cane. Molti templi edificati nella valle del Nilo dal 1500 a.C. fino al 1° secolo a.C. erano volti in modo che il primo raggio di Sirio, al suo sorgere, colpisse l’altare della sua divinità.


Fin dall’antichità, per indicare il periodo della calura estiva si diceva "durante il Cane", corrispondente alla nostra "canicola", poichè in questo periodo il Sole, che si trova nella zona Gemelli-Cancro-Leone, nasconde all’occhio anche la costellazione del Cane Maggiore con la luminosa Sirio. (vedi Orione)


CANI DA CACCIA (Canes Venatici)


Questa costellazione rappresenta i due cani da caccia Asterione e Chara, i quali sono trattenuti dal pastore Boote forse per impedir loro di inseguire le due Orse nel loro moto attorno al polo. (vedi Boote e Orsa Maggiore)


CAPRICORNO (Capricornus)


I poeti ed i sacerdoti antichi raccontano che gli dèi si erano radunati in Egitto quando apparve un loro acerrimo nemico, il gigante Tifone. Impauriti, tutti cercarono di mimetizzarsi assumendo le forme degli animali più frequenti nella regione: Mercurio si trasformò in ibis, Apollo in gru, Diana in gatto, e così via. Il dio Pan si immerse fino alla cintola nel Nilo, assumendo l’aspetto di caprone per la parte emergente del corpo e la forma di pesce per la parte sommersa. Giove, ammirato per questa trasformazione, disegnò nel cielo il Capricorno.
Già i Caldei parlavano di questa costellazione raffigurandola sotto forma di capra.


CASSIOPEA (Cassiopeia) vedi Andromeda.


CEFEO (Cepheus) vedi Andromeda.


CHIOMA DI BERENICE (Coma Berenices)


Mentre in precedenza questo gruppetto di stelle faceva parte del Leone, nel III secolo a.C. l’astronomo alessandrino Conone la dedicò a Berenice, regina d’Egitto e moglie e sorella (secondo l’uso dei faraoni) di Tolomeo III Evergete, uno dei re che succedettero ad Alessandro Magno nella guida dell’Egitto "grecizzato". Quando Tolomeo andò in guerra contro Seleuco II re di Siria, Berenice decise di dedicare a Venere la sua treccia se il marito fosse tornato salvo. Così avvenne, ma dopo qualche tempo un ignoto ladro si impadronì della chioma custodita nel tempio di Venere. La regina ne fu molto amareggiata, e l’astronomo di corte (Conone, appunto) ebbe l’idea, per consolarla, di dire di aver trovato nel cielo la chioma trasformata in costellazione, dato che Venere aveva gradito il sacrificio.


Secondo gli antichi Egizi, questo gruppo di stelle era formato dai chicchi di grano sfuggiti dal fascio di grano tenuto in mano dalla dea Iside, raffigurata nella vicina Vergine. (vedi Vergine)


CIGNO (Cygnus)


La costellazione del Cigno fu collocata in cielo per onorare l’animale in cui una volta si trasformò Zeus per far visita a Leda, moglie del re di Sparta Tindareo. Da questo amore nacquero due Gemelli, Castore e Polluce che, adulti, presero poi parte all’eroica spedizione guidata da Giasone e diretta alla conquista del Vello d’oro. A questa spedizione partecipava anche il musicista Orfeo, che con il suono della Lira (donatagli da Apollo) allietava le lunghe ore del viaggio. (vedi Gemelli e Lira)


CORONA BOREALE (Corona Borealis)


Secondo la mitologia greco-romana rappresenta la corona d’oro, con la splendente stella Gemma, donata da Bacco alla triste Arianna, figlia di Minosse, abbandonata da Teseo dopo l’uccisione del Minotauro nel Labirinto.. Per gli Arabi rappresentava un piatto rotto ("la scodella del povero"), per gli aborigeni australiani era un boomerang, per i pellirossa Shawnee era "la Sorella Celeste".


CORVO (Corvus)


Il dio Apollo si era innamorato di Coro, la bella figlia del re Flegia. Il dio era così geloso che faceva spiare tutte le mosse della ragazza da un suo uccello fidato, il Corvo. Un giorno che era assetato, il dio mandò il Corvo a riempire una coppa con fresca acqua di fonte, ma il volatile lungo la strada si imbatté in un albero di fico coi frutti quasi maturi e decise di attendere che i frutti maturassero. Al suo ritorno, Apollo era furioso, e trasformò il suo piumaggio da bianco a nero; inoltre, dato che il Corvo aveva raccontato falsamente di essere stato aggredito da un serpente d’acqua, vennero fissati nel cielo sia il Corvo, sia la Coppa e sia il Serpente d’Acqua (Idra).


DELFINO (Delphinus)


Raffigurazioni del Delfino appaiono incise su monete siracusane risalenti al 480 a.C.. Vi si scorge un giovane uomo a cavalcioni dell’animale, in ricordo della leggenda che, presso i Greci, voleva che Arione, apprezzato musico di Lesbo, una volta messosi in viaggio verso l’Italia, riuscisse a salvare se stesso ed i beni personali dalla cruenta rapina da parte dell’equipaggio della nave su cui si era imbarcato, gettandosi in mare e portato in salvo da un branco di delfini. La leggenda dice anche che Arione, approdato nell’Italia meridionale, vi fondasse la città di Taranto. Antiche monete di questa città attestano tale tradizione, dove il nome del musico è Taras.
Gli Arabi vi vedevano un cammello, pur chiamando la costellazione Al-Dulfin, oppure Al-Salib, cioè La Croce.


DRAGONE (Draco)


Nella mitologia occidentale, il Dragone aveva il compito di sorvegliare il giardino delle Esperidi dove si trovavano i pomi d’oro che Giunone aveva portato in dono quando aveva sposato Giove. Questo animale venne ucciso da Ercole in una delle sue celebri fatiche. (vedi Ercole)





ERCOLE (Hercules)


Il più celebre eroe dell’antichità (Eracle per i greci, Ercole per i latini) appare identico nelle due mitologie classiche. Ercole era figlio di Alcmena e di Giove, che per l’occasione aveva assunto le sembianze di Anfitrione, il marito legittimo di Alcmena. I riferimenti alle sue dodici fatiche si ritrovano in diverse altre costellazioni.


La sua figura nel cielo appare rovesciata, in posizione inginocchiata, stringendo con una mano la clava e con un piede schiacciando la testa del serpente (Dragone). (vedi Dragone)


ERIDANO (Eridanus)


Presso la gran parte degli antichi popoli, questa lunga ma poco vistosa costellazione rappresentava un fiume: il Nilo per gli Egizi, l’Eufrate per i Babilonesi e gli Assiri. I Greci, che non possedevano fiumi importanti, scelsero il Po, in quanto la pianura padana a quei tempi era ancora una terra barbara ed inospitale e perciò alimentava la fantasia: Eridano era in effetti l’antico nome greco del Po.


GEMELLI (Gemini)


Giove, dopo aver assunto l’aspetto di un Cigno, era sceso dall’Olimpo per incontrarsi con Leda (moglie del re di Sparta Tindareo), e dalla loro unione nacquero due gemelli (i Dioscuri, cioè figli di Zeus) che vennero chiamati Càstore e Pòlluce. Durante la guerra di Troia Castore era stato ucciso, tuttavia Polluce (al quale Giove aveva promesso l’immortalità) aveva deciso di accettarla solo a patto che anche il fratello ne fosse partecipe. Giove acconsentì, e stabilì che per l’eternità essi potessero vivere insieme un giorno agli inferi e un giorno fra gli dèi dell’Olimpo. (vedi Cigno)


Presso greci e romani era molto diffusa la venerazione per i Gemelli, e soprattutto li invocavano i marinai: un segno della loro presenza sulle navi erano quelle luci che lampeggiavano improvvise sulle cime degli alberi delle navi, fenomeno elettrico ora chiamato "fuoco di Sant’Elmo", ma che Plutarco chiamava "luci dei dioscuri". Presso i romani, erano comuni imprecazioni "mehercule" e "mecastor", che invocavano eroi possenti per dare vigore all’imprecazione.


Quasi tutti i popoli dell’antichità videro nelle stelle di Castore e Polluce le teste di due figure umane appaiate, salvo gli Arabi che vi scorsero invece due pavoni.


IDRA (Hydra)


Anche questa costellazione è legata al mito delle dodici fatiche di Ercole. L’Idra era un mostro con sette teste che viveva nelle paludi di Lerna dalle quali ogni tanto usciva devastando la vicina città di Argo. Ercole ne schiacciò le sette teste con un unico colpo di clava, il solo modo per annientare l’animale, ed intrise le sue frecce nel suo sangue velenoso.


LEONE (Leo)


Secondo la mitologia, si tratta del leone Nemeo ucciso da Ercole nella sua prima fatica. Questa belva non poteva essere abbattuta né dalla mazza né dalle frecce, e solo con la forza delle proprie mani Ercole riuscì a strangolarla. Nella tradizione sumerica si riscontra la versione del tutto analoga del mostro Khumbaba ucciso dal semidio Gilgamesh. Gli Egizi, invece, adoravano nel Leone celeste il dio Osiride, e alcuni studiosi ritengono che la Sfinge sia una rappresentazione della costellazione costruita in modo che in un certo periodo dell’anno il monumento fosse rivolto esattamente verso il Leone e contemporaneamente verso il Sole; se questa teoria fosse esatta, la Sfinge e le Piramidi sarebbero state costruite circa 10 mila anni a.C., molto prima della civiltà egizia. (vedi Orione)


Il Sole si trova in questa costellazione nei mesi estivi e per questo si parla di sol-leone; poichè anche il Cane Maggiore si trova vicino al Leone e quindi immerso nella luce solare, il caldo di questa stagione viene anche chiamato "canicola".


LIRA (Lyra)


Questo strumento era stato costruito da Mercurio e poi donato ad Orfeo, lo straordinario cantore che riusciva ad ammansire le belve e che, sceso agli inferi, col suo canto riuscì a liberare la sua sposa Euridice. Purtroppo, egli non seppe resistere al desiderio di volgersi a guardarla mentre lei lo seguiva nel cammino dagli inferi verso la Terra, e così la condannò involontariamente alla definitiva morte. Tornato disperatamente solo sulla Terra, Orfeo morì tragicamente straziato dalle Baccanti. (vedi Cigno)


OFIUCO (Ophiucus) e SERPENTE (Serpens)


L’Ofiuco (che in greco significa il serpentario, colui che va a caccia di serpenti) commemora Asclepio (in latino Esculapio, il padre della medicina), figlio di Apollo e di Coronide, istruito nell’arte medica dal centauro Chirone (ricordato nella vicina costellazione del Sagittario), il quale divenne così abile in medicina da riuscire a richiamare in vita i morti. Per evitare lo spopolamento dell’Ade, Zeus si sbarazzò di Asclepio con un fulmine, ma permise poi di lasciarlo collocare in cielo: qui è rappresentato mentre stringe tra le mani un Serpente, che allunga il capo verso la Corona Boreale e la coda verso l’Aquila, diviso quindi nelle sue parti della testa (Serpens Caput) e della coda (Serpens cauda).


ORIONE (Orion)


Orione era un feroce cacciatore beota di statura gigantesca che viveva nell’isola di Chio, armato di una mazza di bronzo. In una antica leggenda si racconta che Orione si era innamorato di Merope, una delle sette figlie del re Atlante e di sua moglie Pleione. Ma Atlante si opponeva a questo rapporto, e così Orione rapì la coppia regale con tutte le figlie. Giove intervenne, trasportando in cielo Atlante, Pleione e le sue sette figlie trasformati tutti nel gruppo di stelle chiamate Pleiadi, mentre Orione fu punito a morte per mezzo di uno Scorpione scaturito dalla Terra. Ma Diana, anch’essa cacciatrice e quindi la naturale protettrice di Orione, ottenne che il gigante venisse assunto in cielo per l’eternità insieme ai suoi due cani (il Cane Maggiore e il Cane Minore).


Trasferito in cielo, Orione è perennemente all’inseguimento delle Pleiadi ma è ostacolato dal Toro (che rappresenta Giove) che lo punta minaccioso, e allo stesso tempo si trova dalla parte opposta dello Scorpione per evitare che la loro lotta ricominci: Orione tramonta appena sorge lo Scorpione, e viceversa. (vedi Toro, Bilancia, Scorpione)


Anche gli Arabi indicarono sempre Orione come "il Grande Cacciatore", nell’atto di fronteggiare il Toro che difende le Pleiadi.


Presso gli Egizi, questa costellazione era chiamata Sahu, ed era ritenuta l’incarnazione di Osiride, il dio dell’oltretomba.Nel bassorilievo che adorna le mura del tempio di Denderah, Sahu-Osiride è rappresentato viaggiante in barca sul fiume del cielo seguito dalla barca trasportante l’anima di Iside.


Secondo alcuni studiosi della civiltà egizia, le tre stelle della cintura di Orione sarebbero rappresentate sulla Terra dalle tre grandi Piramidi, e la vicina Via Lattea corrisponderebbe al Nilo. Alcuni geroglifici confermerebbero questa teoria, così come una delle suddette stelle, indicata con delle orbite che la circondano, indicherebbe la provenienza o la destinazione della civiltà che circa 10 mila anni a.C., ben prima degli Egizi, costruì le Piramidi e la Sfinge. (vedi Leone)


ORSA MAGGIORE (Ursa Major) e ORSA MINORE (Ursa Minos)


Una vecchia leggenda greca riportata da Arato, racconta che due orse, Elice e Cinosura, allattarono per un anno Zeus (Giove) quando era stato nascosto nell’isola di Creta per sfuggire alla mania omicida e cannibalesca del padre Crono.


Un’altra leggenda, la più nota, è la seguente.


L’Orsa maggiore rappresenta Callisto, la figlia del re di Arcadia, Licaone, e ancella di Artemide. La sua bellezza non sfuggì a Zeus, che riuscì ad amarla. Da questo rapporto nacque Arcade (Arkas), il progenitore della stirpe degli Arcadi. Artemide, furente, denunciò Zeus alla moglie Era (Giunone), che si vendicò trasformando Callisto in un’orsa. Vari anni dopo il figlio di Callisto, Arcade, durante una battuta di caccia vide un’orsa e, ignorando che fosse sua madre, tentò di colpirla con una freccia. Zeus allora intervenne trasformando entrambi in costellazioni: Callisto nell’Orsa Maggiore e Arcade nell’ Orsa Minore. Secondo altre interpretazioni, Arcade sarebbe invece rappresentato dalla costellazione del Boote. (vedi Boote)


L’Orsa Maggiore era già conosciuta dall’uomo dell’età neolitica, poichè se ne sono trovati disegni su conchiglie e ricci marini fossili. I Fenici chiamavano Dubé questa costellazione, e Dubhe fu poi chiamata dagli arabi la sua stella più luminosa. Fra le prime citazioni riguardanti l’Orsa Maggiore c’è quella contenuta nel Libro di Giobbe della Bibbia (circa XV sec. a.C.) dove essa è chiamata Mezarim, e anche Omero (IX sec. a.C.) ne parla nella descrizione dello scudo di Achille. Per gli Egizi l’Orsa Maggiore rappresentava un ippopotamo chiamato Horus e per i Celti un cinghiale (trovato anche riprodotto sul dorso delle loro monete), mentre le sette stelle che costituiscono il "carro" erano per i Babilonesi "il carro lungo", per gli Egizi il dio Seth, per i Cinesi "il Carro Agricolo" (Pé Teou), per i Sassoni medioevali "il Carro di Re Artù", per i Giapponesi "il Cocchio dell’Imperatore", mentre per gli Arabi era "la Grande Bara" con un corteo di tre donne piangenti raffigurate dalle tre stelle del timone.


Dall’Orsa Maggiore derivano i vocaboli "artico" (dal greco Arctos = orso) e "settentrione" (dal latino Septem Triones = sette buoi, che tirano il Gran Carro), utilizzati per indicare il nord.


PEGASO (Pegasus) vedi Andromeda.


PERSEO (Perseus) vedi Andromeda.


PESCI (Pisces)


Come già detto a proposito del Capricorno, il gigante Tifone perseguitava gli dèi dell’Olimpo, e un giorno stava per aggredire Venere ed il figlio Cupìdo, soli e indifesi, sulle rive dell’Eufrate. Accortisi appena in tempo del pericolo, si gettarono nelle acque del fiume trasformandosi in Pesci.


Tutte le mappe celesti del passato, risalenti ai Persiani, ai Caldei, ai Mesopotamici, raffigurano questa costellazione con il profilo di una coppia di pesci collegati per la coda da un nastro svolazzante.


SAGITTARIO (Sagittarius)


Nella mitologia greca, questa costellazione è associata a Chirone, il saggio centauro che fu tutore di Giasone, di Achille e di molti altri: fu Chirone stesso ad introdurre la costellazione del Sagittario per guidare gli Argonauti nella loro ricerca del vello d’oro.


Benchè identificato in generale dai popoli antichi con un centauro o con un gigante-arciere, il Sagittario ebbe anche raffigurazioni diverse. Presso gli Ebrei ricordava il simbolo tribale dell’arco di Manasseh, per i Babilonesi era "il re gigante della guerra" raffigurato in numerosi bassorilievi, per gli Arabi era anche una mandria di struzzi all’abbeverata insieme al loro custode.


SCORPIONE (Scorpio)


Secondo la mitologia classica, questa costellazione raffigurava l’animale che uccise il gigante Orione e comprendeva anche l’attuale costellazione della Bilancia, che ne costituiva le chele. (vedi Orione e Bilancia)


Lo stesso animale veniva raffigurato presso gli Egizi (la figura dello Scorpione appare in bassorilievo nel celebre zodiaco egizio di Denderah) e gli Arabi, mentre per gli Ebrei si trattava di Dan, emblema tribale rappresentato da un basilisco incoronato, e per i Cinesi era "la costellazione del Drago Azzurro".


SCUDO (Scutum Sobiewski)


Nel 1683 la cristianità aveva corso un grave pericolo a causa della penetrazione turca in Europa, che sembrava inarrestabile. In particolare, Vienna era stata sul punto di cadere in mano all’Islam ed a fatica fu salvata dallo sforzo congiunto degli stati cattolici. Fra i condottieri che più si distinsero in quella occasione vi era il re polacco Giovanni III Sobiewski, e l’astronomo di Danzica Johann Hevelius volle onorare il sovrano dedicando questa piccola porzione di cielo allo scudo crociato del condottiero.


TORO (Taurus)


Rappresenta il toro in cui Zeus (Giove) si trasformò quando volle rapire Europa, la figlia del re fenicio Agenore, che trasportò poi a Creta e dalla loro unione nacque poi Minosse.


Il gigante Orione interviene nella favola del Toro per aver inseguito per sette anni, senza mai raggiungerle, le Pleiadi e la loro madre Pleione, prima di venire ucciso dallo Scorpione per volontà di Giove. Le Pleiadi erano sette (Alcyone, Elettra, Celeno, Maia, Taigete, Asterope e Merope), e sei di loro si unirono con gli dèi immortali (tre con Giove, due con Nettuno e una con Marte), mentre Merope si accontentò del mortale Sisifo, e con questo motivo si spiegava la minore luminosità della settima stella, probabilmente a quei tempi la più debole visibile ad occhio nudo. (vedi Orione e Scorpione)


Nella costellazione del Toro molte civiltà antiche raffigurarono le loro divinità: gli Egizi vi veneravano il bue sacro Api (ciò è documentato in un passo del Testo delle Piramidi), i Persiani vi vedevano il dio del loro culto mitraico poi diffuso anche presso i romani nell’era pre-cristiana, e i Celti celebravano la festa pagana dei tori quando il Sole entrava in questa costellazione. Durante la civiltà minoica, i cui sovrani si ritenevano discendenti di Minosse, il culto del toro fu molto diffuso e da esso nacque la leggenda del Minotauro, il mostro metà uomo e metà toro.


Circa le Pleiadi, i contadini e i naviganti di tutti i tempi vi vedevano una chioccia con i suoi pulcini, e venivano chiamate "le gallinelle", "le sette sorelle", il grappolo", e altro. Gli Arabi le nominarono Ath-thurayya, cioè "la folla", significato comune all’antica parola greca Pléias.


Per quanto riguarda le Iadi, il nome greco è uadeV (Uades), trascritto in latino Huades, ma talvolta tradotto Suculae ("le porcelline"). Potrebbe derivare dal verbo uv (uo = piovere) o dal sostantivo uV (us = maiale), ma è più probabile la prima versione in quanto la tradizione indica le Iadi come apportatrici di pioggia; infatti si vedono di sera nel tardo autunno. Tra le Iadi si trova Aldebaran, l’occhio del Toro infuriato che sta attaccando Orione per difendere le Pleiadi.


La stella più luminosa del Toro, Aldebaran, fu venerata nell’antichità con i più vari attributi. Presso i Persiani era un membro delle "Stelle Regali" insieme a Regolo, Antares e Fomalhaut; gli Indù la chiamavano Sataves che significa "la guida delle stelle dell’ovest" e gli Arabi la denominarono "Na’ir al dabaran" (da cui il nome attuale) che significa "la stella che segue": queste due ultime definizioni fanno riferimento al fatto che la stella accompagna le Iadi e segue le Pleiadi nel cammino attraverso il cielo notturno.


TRIANGOLO (Triangulum)


In questa piccola costellazione, le antiche tribù ebraiche vi scorsero il Salish, un loro strumento musicale a forma triangolare.


VERGINE (Virgo)


La Vergine era figlia di Astreo, l’antico padre delle stelle, ed era vissuta sulla Terra nell’età dell’oro. Le genti la chiamavano Giustizia (Likh) e lei "radunando gli anziani in piazza o su una larga via, cantava piena di ardore le leggi regolatrici del popolo" (Arato, "Fenomeni"). Gli uomini vivevano in pace e coltivavano la terra. Ma nacquero nuove generazioni, quella dell’età dell’argento e poi quella del bronzo, e gli uomini divennero sempre più malvagi, costruirono le prime armi e cominciarono a cibarsi della carne di quei buoi che avevano arato i loro campi. Allora Giustizia cominciò ad odiare gli uomini e si ritirò nel cielo portandosi appresso una spiga di grano (la stella Spica) a ricordo dei tempi felici. (vedi Bilancia)


Secondo gli Egizi, questa costellazione era consacrata ad Iside la quale, recando tra le braccia fasci di grano maturo, spargeva a larghe mani chicchi di frumento per tutto il cielo dove formarono la Via Lattea. (vedi Chioma di Berenice).


Fonte :  www.ars2000.it

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